Benvenuti!

CALENDARIO PARROCCHIALE

Marzo

Giovedi 21 · S. Nicola di Flue; S. Benedetta C. Frassinello; S. Serapione

Beato l'uomo che confida nel Signore.

Ger 17,5-10; Sal 1; Lc 16,19-31.

Ore 17,30 - Via Crucis e S. Messa.


Venerdi 22 · S. Epafrodito; S. Lea; S. Benvenuto Scotivoli

Ricordiamo, Signore, le tue meraviglie.
Ger 37,3-4.12-13a.17b-28; Sal 104; Mt 21,33-43.45-46.


Sabato 23 · S. Turibio di Mogrovejo; S. Gualterio; S. Ottone

Misericordioso e pietoso e' il Signore.

Mi 7,14-15.18-20; Sal 102; Lc 15,1-3.11-32.


Domenica 24


Lunedi 25


Martedi 26


Mercoledi 27


LITURGIA

Preghiera a San Giuseppe

17-03-19


A te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione, ricorriamo, e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio, dopo quello della tua santissima sposa. Per, quel sacro vincolo di carità, che ti strinse all'Immacolata Vergine Maria, Madre di Dio, e per l'amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, te ne preghiamo, con occhio benigno la cara eredità che Gesù Cristo acquistò col suo Sangue, e col tuo potere ed aiuto sovvieni ai nostri bisogni. Proteggi, o provvido custode della divina Famiglia, l'eletta prole di Gesù Cristo: allontana da noi, o Padre amatissimo, gli errori e i vizi, che ammorbano il mondo; assistici propizio dal cielo in questa lotta col potere delle tenebre, o nostro fortissimo [leggi tutto]


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DUE SIMBOLI, DUE CEREI, UNA FESTA! COSI' POTREMMO DEFINIRE LA FESTA GRANDE DI ALI'

E i simboli non hanno solo valenza religiosa, ma sono innanzitutto esaltazione di quella che era l'economia del Valdemone nei secoli XVI e XVII: la coltivazione del frumento e la produzione di tessuti o di seta o di lino, lana o altro materiale.
31-07-16

Il pane è antico quanto l’uomo: i cavernicoli si alimentavano con granaglie polverizzate e ammorbidite con acqua, ma la prima panificazione si fa risalire agli egiziani.
Gli ebrei, durante l’esodo dall’Egitto, portarono con sé pane non ancora lievitato, e ancora oggi per la festività di Pasqua ricordano l’episodio cibandosi di pane azzimo (appunto non lievitato). Gesù, nell’ultima cena, facendo uso del pane azzimo, istituì l’eucaristia ed ancora oggi il pane azzimo è il pane eucaristico. La Sicilia romana era definita il granaio di Roma, proprio per la larga diffusione della coltura del frumento. E tale produzione di granaglie continuò per tutto il periodo di dominazione araba (vedi il grano saraceno) e nei secoli successivi. Il frumento è il principale protagonista, potremmo dire, dell’alimentazione dell’uomo. Può non essere esaltato questo elemento essenziale ed indispensabile?
E della tessitura che dire?

Messina, prima tra le città siciliane per importanza politica, economica e commerciale, si adopera in modo particolare nella produzione e tessitura della seta e di altri tessuti. Nel 1591 il napoletano Alfonso Crivella, giunto in Sicilia per un’ispezione, nota che “il Val Demone più dell’altri Valli, et in particolare la città di Messina e suoi Casali sono abbondantissimi di seta”, e aggiunge, tra l’altro, che nella città dello Stretto “vi è concorso grande de fuorastieri, mercanti et negotianti, per essere il capo del mare de Levante ove vengono a drittura tutti li vascelli da quelli mari carichi de mercantie, et ivi consiste tutta la negotiatione, l’incetto et l’arbitrio della seta di tutto quel Valle, et particolarmente di quella città et suoi casali, che a questa sola industria più che ad altre attende”. E tanti maestri tessitori messinesi, venivano sollecitati a trasferirsi in altre città dell’isola, in modo particolare Trapani e Siracusa, per impiantarvi telai ed intraprendere la tessitura di velluti e terzanelli.
Fino alla rivolta antispagnola del 1674-78, Messina e il Valdemone sono luogo privilegiato di produzione e tessitura  dei filati.
Capiamo perché la Terra di Alì sentì in modo particolare la necessità di allearsi a Messina in questa guerra che alla fine fu catastrofica: dal rapporto economico che intercorreva con la città peloritana, a motivo della produzione, tessitura e commercializzazione dei tessuti, in particolare serici, l’Università aliese (il Comune) non poteva non soccorrere chi era l’artefice della propria ricchezza. Questo lo si volle perpetuare con la fusione di una campana, quella più grossa della Chiesa dello Spirito Santo, che nel cartiglio riportava con orgoglio questa alleanza. Oggi non esiste più, distrutta negli anni 70 del secolo scorso in quello scempio compiuto contro l’arte, la storia e la cultura di Alì. Vale qui citare quanto il governo spagnolo dichiarò per Messina (vale anche per Alì dopo lo scempio perpetrato): “Muerta civilmente y incapaz de todo egenero de honores”.
Vengo a concludere: la festa grande di Alì, esaltazione della sua ricchezza e del benessere economico che distingueva questa comunità.
Come di tutto questo non rendere grazie a Dio dalla cui bontà abbiamo ricevuto il pane, frutto della terra e del lavoro dell’uomo e come non rendere grazie alle Beate Vergini e Martiri Agata e Caterina, la Buona e la Pura, che si prendono cura di questa Terra anche attraverso uno sguardo benevolente sulle attività economiche che vi si praticano?

Padre Vincenzo D'Arrigo




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"Esprimo il mio dolore e la mia vicinanza alle care popolazioni del Mozambico, dello Zimbabwe e del Malawi, colpite… https://t.co/4vzWTO0Nea"

Tweetato il 20 Marzo da Papa Francesco


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