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LITURGIA

8 settembre: Natività di Maria

05-09-18

Nella data odierna le chiese d’Oriente e d’Occidente celebrano la nascita di Maria, la madre del Signore. La fonte prima che racconta l’evento è il cosiddetto Protovangelo di Giacomo secondo il quale Maria nacque a Gerusalemme nella casa di Gioacchino ed Anna. Qui nel IV secolo venne edificata la basilica di sant’Anna e nel giorno della sua dedicazione veniva celebrata la natività della Madre di Dio. La festa si estese poi a Costantinopoli e fu introdotta in occidente da Sergio I, un papa di origine siriana. «Quelli che Dio da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati»: Dante sembra quasi parafrasare il versetto di san Paolo quando definisce Maria «termine fisso d’eterno consiglio».
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LA FESTA GRANDE RENDE LA COMUNITA’ ALIESE «SOSPESA TRA TERRA E CIELO»

Il 19, 20 e 21 agosto 2016 si è svolta ad Alì la Festa Grande in onore di S. Agata. Vogliamo fare memoria dell’importante evento che ha coinvolto, ancora una volta, tutta la nostra comunità, riportando alcune parti dell’intervento di Mario Sarica, fatto durante la prima sessione del convegno sulla manifestazione dei cilii.
13-08-17

Cliccando sull'immagine accanto si potranno seguire gli interventi alla prima parte del Convegno sulla Festa Grande.

Il dott. Mario Sarica, esperto di tradizioni locali, intervenuto al convegno di sabato 5 agosto, come in precedenza già anticipato, ha tra l’altro detto: «Di questa festa mi hanno colpito molti aspetti. Innanzi tutto va rilevato che voi non siete gli spettatori, ma siete i protagonisti, voi siete la festa, perché incarnate la festa. La festa si definisce come un bene culturale immateriale, intangibile, ma essa s’irradia da questo luogo. La chiesa è il cuore della storia e della devozione. Alì è una comunità che sta sospesa tra terra e cielo e la festa ribadisce questo legame celeste».

Il dott. Sarica ha ribadito i tratti identitari che presenta la preparazione e lo svolgimento della Festa Grande, che coinvolge tutti, come devoti e come comunità, per poi passare a descrivere il significato dei simboli che vengono utilizzati sui cilii. 

«Queste due vare – dice Sarica - costituiscono due straordinarie scene, di cui una animata, per la presenza delle due ragazze che incarnano le figure di S. Agata e S. Caterina, impegnate nella tessitura e l’altro quella del pane. Queste due scene sono ricolme di simboli, di segni, perché la festa ha bisogno di simboli, di gesti. L’insieme di tutto questo determina l’unicità della festa. Ora, le ragazzine che vengono sorteggiate, non fanno altro che dare vita alla figura delle due sante, legate da un destino comune. Ma è il gesto del lavoro al telaio che ci porta a vedere oltre. E cosa si vede oltre il telaio? Si vede la condizione della figura femminile, perché la festa di S. Agata è una festa al femminile, anche nella preparazione del pane».

«Con la realizzazione del cilio dell’oro, c’è l’esibizione e l’ostentazione della ricchezza, perché la festa è un ritorno all’età dell’oro, un’età perduta al quale noi tutti aspiriamo. Si verifica, così, il passaggio dal tempo ordinario ad un'altra dimensione, è una macchina straordinaria rituale, cerimoniale che ci conduce in questa condizione di felicità in cui noi percepiamo la pienezza del legame col Divino, in una sorta di stato di grazia. L’oro è la consacrazione più alta e più nobile della ricchezza, della sacralità. Anche il pane acquista una forza simbolica unica e irripetibile. Il pane che è il riferimento principale delle culture tradizionali, anche nel nostro territorio, che si trasfigura in simboli del martirio, in simboli che ci richiamano questa figura esemplare, eroica di Santa. Questa rappresentazione si nutre di un'antica cultura agraria, di fertilità, di antica memoria. La festa grande di S. Agata è uno straordinario contenitore dove è possibile scorgere questi segni, che abbiamo il dovere di leggere, di rispettare e di incarnare nei valori, nei comportamenti. 

Anche la parte della preparazione è esemplare: la questua dell’oro e la preparazione del pane. La festa la dobbiamo anche collocare nel periodo storico in cui ebbe origine, tenendo conto che la festa era un momento in cui ci si liberava dalla precarietà della quotidianità, che era la condizione della società del tempo, delle comunità rurali del nostro territorio. Ora noi abbiamo perso il legame con il territorio, ma a quei tempi ogni comunità si riconosceva dentro l’orizzonte del territorio perché questo orizzonte geografico era anche l’orizzonte della vita e dalla morte e di tutto ciò che era necessario ai bisogni primari, le risorse della campagna. Dunque, conservare e aderire a questi contenuti significa vivere, incarnare e interpretare nel migliore dei modi la festa di cui questa comunità va giustamente orgogliosa e fiera».

Poi, Sarica conclude: «Credo che questo mio sguardo possa risultare utile a fare emergere l'importanza di questa festa rispetto ad altre festa che pur meritano attenzione. Questa può essere considerata sicuramente una manifestazione di formazione, di incontro con questa straordinaria figura di Santa, che ancora oggi ha molto da dire e da comunicare».




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