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LITURGIA

IL BATTESIMO DI GESU'

09-01-21

Sulle rive del Giordano, Giovanni Battista predica la conversione dai peccati per accogliere il regno di Dio che è vicino. Gesù scende con la folla nell’acqua per farsi battezzare. Il battesimo per i Giudei era un rito penitenziale, perciò vi si accostavano riconoscendo i propri peccati. Ma il battesimo che Gesù riceve non è solo un battesimo di penitenza: la manifestazione del Padre e la discesa dello Spirito Santo gli danno un significato preciso. Gesù è proclamato «figlio diletto» e su di lui si posa lo Spirito che lo investe della missione di profeta (annuncio del messaggio della salvezza), sacerdote (l’unico sacrificio accetto al Padre), re (messia atteso come [leggi tutto]


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11 GENNAIO 1693: UN FORTISSIMO TERREMOTO SCONVOLGE LA SICILIA

Padre Serafino predice che Alì e Taormina non avrebbero avuto gravi danni e che non ci sarebbero state vittime.
11-01-21

328 anni sono passati da quell’11 gennaio del 1693, quando l’intera Sicilia venne sconvolta da un terremoto di una potenza distruttrice come mai si era verificato in Italia negli ultimi mille anni.

Una scossa che colpì la costa orientale della Sicilia, tra Catania e Siracusa e che la storia ricorda come il “terremoto della Val di Noto”. Ma il devastante sisma, fu avvertito in tutta la Sicilia, distrusse più di 45 centri abitati e causò almeno 60 mila vittime: per la grande estensione del sisma, forse potranno sembrare poche le vittime, ma teniamo conto che il numero degli abitanti in quell’epoca, non era molto elevato, la città di Catania ebbe 16.000 morti su 20.000 abitanti. Le scosse furono così potenti da dare vita a un devastante maremoto nel mar Ionio, le cui onde arrivarono fino in Grecia. Tutto cominciò la sera di venerdi 9 gennaio 1693, con una scossa meno violenta ma che comunque face crollare edifici e provocò morti.  Il sisma dell’11 gennaio raggiunse, in certe zone, l’intensità di 11 gradi della scala Mercalli, questo significa la distruzione totale dei manufatti umani. Le scosse di assestamento furono circa 1.500 e si prolungarono per due anni consecutivi.

In quel nefasto periodo, il santo frate, Padre Serafino senior si trovava nel convento di Taormina. Più volte egli ebbe a dire, nei giorni precedenti il sisma, che un grande flagello avrebbe colpito la Sicilia. Ma non venne ascoltato, anzi fu deriso e considerato come un menagramo. Quando si avvertì la prima leggera scossa, P. Serafino organizzò per ben due volte una processione con il crocifisso, per le vie cittadine. A chi lo accusava di voler inutilmente recare terrore al popolo, così rispondeva: “fra poco vedrete, se io per capriccio apporto terrore”. Ma il santo frate, anticipava pure che la sua terra di origine, Alì, così come Taormina, non avrebbero avuto molti danni e soprattutto non ci sarebbero state vittime, e così avvenne. Nelle due località, stando a recenti studi dei sismologhi, l’intensità della scossa tellurica, fu del IX grado della scala Mercalli.

Ci fu un aspetto “positivo” del terremoto del 1693 e fu quello della ricostruzione che ne seguì. I lavori iniziarono circa 4 mesi dopo (meglio stendere un velo pietoso sulle capacità dei nostri odierni politici). Fu valorizzato, infatti, il barocco siciliano, lo stile architettonico con cui furono ricostruiti i centri distrutti da quel sisma.

Se oggi abbiamo Noto, Modica, Ibla, Ragusa, Catania, Siracusa e tantissimi altri centri grandi e piccoli della Sicilia sud/orientale che possono vantare un favoloso patrimonio artistico, lo dobbiamo alla ricostruzione seguita al disastroso evento.

P. Vincenzo




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Tweetato il 20 Gennaio da Papa Francesco


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