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LITURGIA

IL BATTESIMO DI GESU'

09-01-21

Sulle rive del Giordano, Giovanni Battista predica la conversione dai peccati per accogliere il regno di Dio che è vicino. Gesù scende con la folla nell’acqua per farsi battezzare. Il battesimo per i Giudei era un rito penitenziale, perciò vi si accostavano riconoscendo i propri peccati. Ma il battesimo che Gesù riceve non è solo un battesimo di penitenza: la manifestazione del Padre e la discesa dello Spirito Santo gli danno un significato preciso. Gesù è proclamato «figlio diletto» e su di lui si posa lo Spirito che lo investe della missione di profeta (annuncio del messaggio della salvezza), sacerdote (l’unico sacrificio accetto al Padre), re (messia atteso come [leggi tutto]


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UNA IMMANE TRAGEDIA HA COLPITO DUE FAMIGLIE E TUTTA INTERA LA COMUNITA' DI ALI' TERME

LA TRAGICA MORTE DI STEFANIA ARDI' E DI ANDREA TRINGALI, AVVENUTA GIOVEDI 7 MAGGIO
08-05-15

È possibile dire qualcosa che dia speranza di fronte alla morte di una giovane vita?

Qualsiasi possa essere la circostanza e il modo in cui viene a mancare una persona giovane, si tratta sempre e comunque di una immane tragedia che toglie il respiro e lascia, più o meno tutti senza parole. La convinzione comune è che un giovane non può e non deve morire; la morte in questi casi sembra una profonda ingiustizia di cui molto spesso si attribuisce la responsabilità a Dio stesso, a qualche persona, alla natura maligna, al fato o al destino avverso. Quando viene a mancare una giovane vita, sono per lo più i genitori e gli affetti più vicini ad interrogarsi e a gridare il loro dolore: “Dio non doveva farmi questo”. La morte di una persona cara è difficile da accettare ad ogni età. Ognuno, quando se ne va, lascia, per quanto piccolo, un vuoto: nel luogo dove vive, fra gli affetti più vicini, i parenti, gli amici e i conoscenti. Questo vuoto appare immenso e incolmabile quando ad essere stroncata è una giovane vita. La fine di una esistenza nel fiore dei suoi anni, mette in crisi chiunque: credente e non credente; non lascia indifferente nessuno. Appare ai più come questo!, “Che cosa ho fatto di male per meritarmi questo castigo?”, “Senza di lui la mia vita non ha più senso”, “Voglio morire anch’io!”. Ma anche i suoi coetanei sono direttamente coinvolti e il fatto interroga sempre e in profondità anche la loro esistenza: “Perché questo?”, “Alla luce di ciò che è accaduto qual è il senso della mia vita?”.

In modo particolare nella mamma. È il dolore che ha provato e vissuto la Vergine Madre. Ma è anche il dolore stesso di Dio. Di quel Dio padre che il Cristo, suo Figlio, con la sua vita e soprattutto con la sua morte ci ha rivelato. Un dolore a pensarci bene “innaturale”, perché la natura vuole che muoiano prima i genitori che i figli. Certo anche i figli provano dolore quando vengono a mancare i loro cari, ma è così nella natura delle cose. Quando muore un figlio, una figlia, si entra davvero in un mistero fitto per tutti. Per il credente si entra nel mistero tutto cristiano della croce e di quell’Amore folle fra il Padre, il Figlio e lo Spirito, fra i Tre che sono Uno, in cui la croce stessa del Figlio è iscritta e che nasconde, ma anche ci dona, il segreto della vera Vita.

 

 Solo Dio può dire qualcosa                                                                                         

Mai come in casi come questi è necessaria, da parte del sacerdote celebrante, una ricerca paziente, della parola di Dio da far risuonare nell’assemblea durante la celebrazione. Il Lezionario per il rito delle esequie è ricco di testi, ma non basta. Chi è chiamato a predicare in questa circostanza, deve prima di tutto mettersi in uno stile di preghiera che chieda al Signore quale sia la parola che Lui vuole dire per illuminare questo momento di buio più che mai fitto. Non dobbiamo mai dimenticare che è la sua parola che dà la Vita, non le nostre; che la sua parola è vera Luce e che solo questa Luce, proprio nel buio più fitto, ci aiuta a vedere lontano, fino alle stelle e anche oltre. Ci aiuta a vedere anche quello che di giorno di solito non si vede. La sua parola e una nostra discreta risonanza, se non addirittura il nostro silenzio, sono in molti di questi casi la miglior omelia e il miglior conforto che possiamo offrire a chi è nel totale sconcerto per la terribile prova che sta vivendo.




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"Dall’ #UnitàdeiCristiani dipende la fede nel mondo; il Signore infatti ha chiesto l’unità tra noi «perché il mondo… https://t.co/rJuFvQZMlj"

Tweetato il 20 Gennaio da Papa Francesco


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