Duomo di Sant'Agata di Alì

Piazza Duomo

98020 - Alì (ME)

Tel.: +39 0942700043

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I L   DUOMO

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Duomo di Sant'Agata V.M.

Il Duomo di Alì (ME), dedicato a S. Agata, di stile tardo rinascimentale, ormai manierismo, è il monumento più interessante e maestoso presente  nel centro jonico ed è tra i più grandi dell’intera Arcidiocesi di Messina.

Risale al XVI secolo e la pietra necessaria  proviene interamente da cave locali. La facciata, che domina l’abitato, presenta tre porte d’ingresso ed una finestra in asse col portale principale, che ha ai lati due colonne con capitelli stile dorico. Poco più su della finestra, vi è uno stemma scolpito sulla stessa pietra sul quale si può leggere: “Agathae sub alis, Alì nulla timebit” (sotto la protezione di Agata, Alì nulla avrà da temere), a testimonianza della devozione degli aliesi alla Vergine catanese.

Alla costruzione della chiesa, iniziata nel 1564,  partecipò tutta la popolazione, con donazioni, lasciti ed anche giornate lavorative. Pietro Carrera, scrittore catanese della prima metà del 1600, riferisce alcuni miracoli verificatisi durante i lavori di quello che per tutti doveva essere un “sontuosissimo edificio”. Fu aperto al culto nel 1582.

Pur essendo sconosciuto l’autore del progetto, sembrerebbe plausibile rintracciarlo tra i seguaci di Andrea Calamech, architetto toscano dalla poliedrica personalità.

“Nel panorama dell’architettura siciliana l’interno della chiesa madre di Alì si distingue per la coerenza stilistica e la spiccata linea classica rinascimentale difficilmente riscontrabili in altri edifici sacri della provincia” (S. Di Bella – Alì, la chiesa madre).

Il vasto interno della chiesa  è a tre navate con pianta a croce latina, transetto, tre absidi, cupola alta 29 metri e 16 colonne (12 monolitiche e 4 dimezzate) su cui poggiano gli archi a tutto sesto. Le colonne, di ordine dorico, sono rese particolarmente slanciate da inusuali pulvini.

Di rilevante valore artistico il patrimonio custodito all’interno della Chiesa: altari, statue e quadri. Facciamo solo alcuni accenni: la Cappella del SS. Sacramento, a destra dell’altare maggiore, con l’interessante tabernacolo ligneo intagliato e dorato – con colonnine, fregi e rilievi – risalente al 1621; la statua di S. Sebastiano, opera considerata fra le più importanti della nostra provincia, risalente al XVI secolo ed attribuita a Rinaldo Bonanno; lo splendido coro ligneo.

Artisti come Antonio Catalano, il vecchio ed il giovane, Gaspare Camarda Letterio Subba, Michele Panebianco e Gerobino Pilli qualificano le numerose tele presenti.

Per una consultazione più approfondita si consiglia il libro di Sebastiano Di Bella: “Alì, La Chiesa Madre, la cultura artistica”, edito dalla Società Messinese di Storia Patria. Inoltre, a questo link è possibile ammirare le opere contenute all'interno del Duomo, e vi è anche la possibilità di eseguire un virtual tour interattivo.

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La festa liturgica ricorre il 5 febbraio ed è preceduta dalla Novena, dal Triduo e da altre attività e celebrazioni.
Anche il 17 agosto vengono ricordati alcuni avvenimenti importanti: l’anniversario della traslazione delle reliquie e, quindi, del patrocinio di S. Agata e l’anniversario della dedicazione della Chiesa. Ogni 10 anni, poi, la Patrona viene festeggiata solennemente con la cosiddetta “festa ranni” (festa grande). 

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​Chiesa del Ss. Rosario

Questo sacro edificio, che ha un’importanza storico-artistica secondaria solo alla chiesa madre, si trova nel rione Ariella, sull’omonima panoramica piazzetta. Risalente al 1624, fu eretto dalla famiglia Fama ed abbellito, al suo interno, da Don Pietro Fama, vicario del Viceré di Sicilia per la parte orientale dell’isola durante il Regno di Filippo III, Re di Spagna.

L’elegante portale d’ingresso in pietra riproduce quello della chiesa madre. Sul prospetto laterale si trova la scritta, riportata dal Vangelo: “Fuit homo missus a Deo, cui nomen erat Joannes, 1669” (Venne un uomo mandato da Dio, chiamato Giovanni, 1669).

L’interno, ad univa navata, di stile barocco, custodisce una tavola della Madonna del Rosario del XVI sec., un Crocifisso ligneo del XVII sec. ed il sepolcro marmoreo del benefattore don Pietro Fama.

Quest’ultimo, di stile barocco, è composto dall’urna sorretta da due leoni e dal busto dell’illustre uomo. La scultura risale al 1669 e fu fatta eseguire dal fratello don Giuseppe.

Pietro Fama è stato valoroso Capitano delle truppe di Filippo III, Re di Spagna (1598-1621) e per i suoi meriti fu nominato Amministratore per la Sicilia Orientale. Una lapide posta sopra il sepolcro parla del suo coraggio. Don Pietro è stato avvelenato nel 1668 a Trapani durante un banchetto, da alcuni signorotti che temevano il suo sempre crescente potere.

Chiesa Spirito Santo

La si può fare risalire al 1445, come si deduce dall’esistenza, nella parte alta della facciata, di una finestra circolare a conci bicromi tipicamente medioevali, successivamente trasformata in rettangolare. Altro particolare architettonico che merita di essere menzionato è il portale, di gusto rinascimentale, in pietra calcarea con timpano triangolare. Anche qui, così come nella chiesa madre ed in quella del SS. Rosario si può osservare una nicchia vuota.

Da un trentennio la chiesa è stata ristrutturata e trasformata in auditorium parrocchiale.

Allo stato originario, invece, è il campanile.

Chiesa dell'Immacolata

Era l’antica Matrice di Alì e nel 1126 dopo la traslazione delle spoglie mortali di S. Agata, ad essa fu intitolata, fino a quando fu ultimata la splendida chiesa madre (XVI sec.). Da allora assunse il titolo di S. Agata la Vetere, così come Catania, per distinguerla dalla “nova chiesa maggiore”. Si può ipotizzare che prima del 1126 fosse dedicata all’antico patrono S. Filippo.

Nei secoli ha subito varie trasformazioni essendo stata diverse volte distrutta da incendi o guerre, ma sempre ricostruita. Verso la fine del ‘700, nuovamente distrutta, venne riedificata e dedicata all’Immacolata. Gli oggetti sacri salvatisi dai vari eventi disastrosi si trovano, oggi, nella chiesa di S. Agata. L’ultimo restauro risale al 1995. L’unica parte che ha mantenuto la propria struttura originaria è la torre campanaria, situata posteriormente e ben visibile uscendo dalla piazza principale antistante la chiesa madre.

Dell’antica chiesa madre si hanno notizie sin dal 1434, anno in cui è stata acquistata una campana. Il campanile, infatti, era dotato di orologio e campane.

Nel 1754, Padre Serafino d’Alì, scrive che “in questa Chiesa ha sede la Congregazione della Sciabica”.

 

Chiesa di San Giuseppe

Sorge al centro del paese. In passato era beneficiale ed apparteneva alle famiglie Maggiore-Di Blasi.

La struttura interna è stata completamente rinnovata negli anni. L’altare maggiore, data la sua bellezza artistica, negli anni settanta, è stato trasportato nella chiesa madre.

Dopo i restauri l’unico particolare rimasto in pietra calcarea è il portale, con timpano triangolare, del XVI – XVII secolo. Della stessa pietra, una statuetta del santo, probabilmente in passato posta sul portale d’ingresso ed attualmente custodita nella sagrestia della chiesa madre.

Chiesa di Sant'Antonio da Padova

Appena fuori dal paese, salendo verso i monti, in una posizione dominante sorge la piccola chiesa dedicata al santo di Padova. Risalente al XVI – XVII secolo, ha un’unica navata e sul sagrato conserva una colonna votiva mozzata, probabilmente crocifera, di recente adattata a piedistallo di una statua.

E’ situata a picco sopra un terreno roccioso, da dove è possibile ammirare un suggestivo panorama del sottostante paese e di parte della riviera jonica.

Chiesa di Santa Maria del Bosco

Nella omonima contrada, immersa in un boschetto di castagni, sulla strada che porta a monte Scuderi, sorge la chiesetta di S. Maria del Bosco (o De Nemore). Anch’essa antichissima, ma più volte restaurata fino a perdere la primitiva forma. Accanto alla chiesa sorgeva il Romitorio Basiliano, di cui oggi è rimasta una sola ala. A destra del portale d’ingresso si trova una acquasantiera in marmo bianco con fondo esterno buccellato.

La località si presenta amena per la sua particolare posizione. E’ frequentata soprattutto d’estate, quando si celebrano i Sabati in S. Maria.

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Chiesa Anime del Purgatorio

Risale al 1717 ed è ad unica navata. Il portale d’ingresso è sormontato da un pregevole bassorilievo in marmo bianco del XVIII sec. raffigurante la Madonna del Carmine con le anime del Purgatorio.

Convento dei Cappuccini

Quello di Alì è uno dei primi conventi edificati in Sicilia dall’ordine dei Frati Minori Cappuccini. Risale al 1574 e ne fu fondatore padre Girolamo da Città di Castello.

Il convento di Alì e l’annessa chiesa dedicata a S. Maria degli Angeli, furono eretti con le elemosine dei fedeli, i quali stabilirono di tassarsi annualmente, secondo le proprie possibilità.

Nel 1746 fu maestro dei novizi padre Serafino da Alì, che preparava i frati alla vita religiosa. In quel periodo furono molti i giovani che, provenienti da varie parti del messinese e dalla provincia catanese, attratti dalla semplicità e rigidità dell’ordine, chiesero di farvi parte.

Attorno al 1754 i frati presenti erano quarantacinque. Essi traevano sostentamento dalla carità degli abitanti e dai frutti delle terra coltivata. Nel 1868, in seguito alla legge che riguardava i beni della Chiesa, il convento venne acquistato da privati. Stessa sorte toccò, nel 1901, all’annessa chiesa S. Maria degli Angeli.

Nel 1922 padre Giampietro, in visita al convento, riferisce di averci trovato “una Gerusalemme distrutta” ed ammonisce: “Quale responsabilità innanzi tutto a Dio ed innanzi alle anime, hanno coloro che hanno stroncato tanta bellezza di Cielo su questa terra!”. Certo il significato di bellezza cui si riferisce Padre Giampietro si discosta un po’ dal concetto di bellezza architettonica, ma, con presunzione, riteniamo che avrebbe pronunciato anche oggi, forse con più rabbia, le stesse parole, nel vedere lo scempio autorizzato da organi che dovrebbero sovraintendere alla tutela del patrimonio artistico.  

In questa meravigliosa spianata, infatti, un tempo meta di pellegrini e bisognosi, oggi non si possono più ammirare i ruderi di un antico monumento cui gli aliesi erano molto legati (anche se in questi ultimi tempi versava nell’abbandono più assoluto). Da qualche anno si sono conclusi i lavori di “recupero” (o insensata ristrutturazione) della parte principale del complesso monastico: la chiesa di S. Maria degli Angeli. Le modalità di svolgimento dei lavori, per i quali comunque sono serviti tanti soldini pubblici, sono state dettate, più che dalla necessità di salvaguardare un monumento, dalle insufficienti risorse disponibili.

Sono stati rifatti gli intonaci interni ed esterni, sono state abbattute le parti ritenute pericolanti noncuranti dell’importanza artistica, animati dalla necessità di contenere le spese, tanto poi col tempo tutto si dimentica!

Il portale architravato d’ingresso alla chiesa, era preceduto da un arco coperto da una volta a crociera, con tre ingressi ad arco a tutto sesto dove i frati distribuivano la minestra calda ai poveri. Oggi la volta a crociera è stata abbattuta e sostituita da un soffitto in legno.

La navata, caratterizzata da tre arcate per lato, era separata da un imponente arco trionfale a tutto sesto, dalla zona del presbiterio rettangolare conclusa a tribuna. Il tetto mancante perché crollato nel tempo è stato totalmente rifatto.

Oggi quei ruderi preziosi dal punto di vista storico, ma anche affettivo, sono stati sostituiti da un edificio completamente nuovo che gli aliesi non riconoscono e che guardano con insofferenza. Unico rammarico quello di non aver potuto fermare la distruzione di un monumento di cui ormai rimane poca cosa: il portale d’ingresso e qualche cornice in pietra.

Altrettanta importanza storico-artistica ha l’annesso convento. Si spera che non si debba assistere, anche qui, ad un ulteriore depauperamento della struttura e che eventuali interventi possano consentire la conservazione delle caratteristiche architettoniche senza infierire ulteriormente sull’antico edificio. Proprio in questo edificio visse e morì, in odore di santità, Padre Serafino senior d'Alì.

“Quale responsabilità innanzi tutto a Dio ed innanzi alle anime, hanno coloro che hanno stroncato tanta bellezza di Cielo su questa terra!”

 

Padre Giampietro, 1922

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